martedì 24 gennaio 2017

Terme e Collina del Castello di Budapest: una torta con la principessa Sissi, la miglior vista sul Parlamento e il bar di ghiaccio


~ itinerario di 1 settimana in Ungheria: day 3 ~



















Una Budapest forse un po' più classica mi attende oggi fuori dalla porticina del mio appartamento appena decentrato, giù oltre la via sgangherata ricoperta di edera, i piccoli appartamenti interrati di una zona povera e di ospedali, superato il parco botanico, il gabbiottino del fioraio e quello dei libri usati, passato il chiosco di langos che giusto fuori la fermata Klinikak riempie di fritto l'aria già alle 8 di mattina. 
Una Budapest più classica è vero, ma che ai mie occhi di neofita dell'Ungheria riserva pur sempre un'infinità di sorprese e nuove possibilità di esplorazione. 
D'altronde chi mai, durante la prima visita di una città, potrebbe esimersi dal percorrerne anche gli itinerari più battuti? 
Se sono i più battuti ci sarà pur sempre un motivo, e anche nel classico, nel tradizionale, nel bello che tutti vogliono vedere e raggiungere, si possono pur sempre trovare nuovi spunti, nuovi dettagli e da essi dare forma e consistenza a una propria personale opinione e alle proprie (ancora più personali) emozioni. 
Quella che mi aspetta fuori è poi, e forse soprattutto, quella Budapest che, nel suo essere città d'arte, storia e cultura, tra gli edifici tradizionali e indubbiamente bellissimi, accoglie tutti quei dettagli folli, inaspettati e bizzarri, che la rendono a pieno titolo grande capitale europea dall'anima irriverente. 


martedì 10 gennaio 2017

Un passo fuori Londra: Castello di Windsor e Kew Gardens ... parola d'ordine VERDE


~ itinerario di 8 giorni a Londra: day 2 ~


















Basta un passo solo, giusto un passo, appena al di là del grande centro, che in realtà a ben guardare è un agglomerato, una stretta unione di tanti infiniti piccoli centri.
A Londra, come a Tokyo, e forse come accade in tante altre metropoli, ciò che è centrale si allarga, si moltiplica, senza trovare confini netti.
Sollevo lo sguardo, compio un passo e ciò che è naturalmente periferico mi viene incontro.
In una Londra tanto grande quanto mutaforma, anche nella periferia, nel confuso insieme che vive oltre la zona 1 e la zona 2, si annidano centri-non centrali di unica bellezza.
E mentre nel suo stomaco, nel suo cuore, Londra mi è apparsa come una città multicolor traboccante di vita e frenesia (ve ne parlo in questo post), nelle sue braccia e nelle sue gambe, negli arti più lontani da quel rimescolio variopinto, sembra essersi concessa il privilegio di un unico colore.
Ha messo guanti e scarpe VERDI, un verde di quelli accesi, quello dei prati grassi di pioggia, dei boschi abitati dai cervi, delle palme lussureggianti, delle ninfee ricche d'acqua.
Nuovamente a discapito di tutti i preconcetti che le pendono sul capo.
Londra grigia? Ma quando mai!! 

E con un passo mi preparo a visitare Windsor e Kew Gardens, mi lascio alle spalle il mondo in technicolor e mi immergo tutta completamente nel VERDE...


martedì 27 dicembre 2016

Pensieri di fine anno: l'arte di amare il Giappone, 来年


~ del perché ho deciso di trasferirmi in Giappone ~

























C'è qualcosa di speciale nelle mattine di Tokyo, qualcosa di incommensurabile per me, qualcosa di drasticamente indefinibile e al tempo stesso dolorosamente buono.
E' il sole che si alza, che qui assume una tonalità bianca e lucida, tanto cristallina da farmi pensare alla rinascita, al pulito immacolato di una sala chirurgica, come se con l'alba il mondo potesse giustamente riempirsi di bontà, dare un colpo di spugna al sudiciume della notte e colmare me di gioia e aspettative talmente grandi da poterle a stento afferrare, è il dono che questa città mi concede, qui e ora a Tokyo, come in nessun altro posto al mondo.
Sulle superfici lisce di case e palazzi, sulle mattonelle e sui vetri cangianti, raggi sparsi si stendono sulle guance pallide di una Tokyo che sbadiglia, dopo una notte ubriaca di luci al neon e bevute in izakaya fumosi.
Lo so perché sono le 6.00 del mattino e sto camminando per le strade praticamente deserte di Nippori, in uno degli ultimi giorni in terra giapponese.
Il sole sta sorgendo e pare prendermi una stretta al cuore.

C'è tutta questa luce intorno a me e un immenso, profondissimo silenzio.


venerdì 23 dicembre 2016

12 giorni in Scozia, Isole Orcadi ~ la Scozia selvaggia che narra storie vecchie di 8500 anni


 ~ itinerario di 12 giorni in Scozia: day 9 ~


















Orcadi, il punto più a nord mai toccato in tutti i miei viaggi.
Un luogo dove, incredibile ma vero, vivono più capi di bestiame che persone.
Circa 70 isole (di cui solo 20 abitate) contese tra Oceano Atlantico e Mare del Nord.
Tanto battute da venti gelidi quanto impregnate di colori accesi.
Se prima avevo pensato che il nord della Scozia fosse poco abitato e sperduto è perché ancora non ero stata qui: chilometri di prati verdi e nient'altro, giusto qualche sparuta fattoria ogni tanto, e solo 3 grossi centri abitati (di cui il più popoloso ha comunque meno abitanti del paesino di campagna in provincia di Torino in cui abito io, così, giusto per darvi un'idea).
La voce di queste isole è tutto un frusciare di vento, ondeggiare di erba alta, sospingere di mare, tolto il rumore umano, resta questa terra lontana da tutto e da tutti
Le Orcadi, vanno prese così come sono, antiche, selvagge, spianate dai venti, difficilmente adattabili alla comodità umana, eppure con i loro discorsi, di impeto e natura, rivelano storie vecchie di 8500 anni ...

mercoledì 14 dicembre 2016

Budapest itinerario a piedi: da Piazza degli eroi ai langos, dalle scarpe ai Ruin Pub


~ itinerario di 1 settimana in Ungheria: day 2 ~






















Budapest è una città raccolta, a misura d'uomo.
Ho pensato, studiandone la mappa, di attraversarla ed esplorarla a piedi, per starle più vicina, per conoscerla meglio, un tour sulle mie gambe per sentire i muscoli un po' indolenziti e la soddisfazione fisica e totalmente concreta che solo il visitare una città riesce a darti.
Camminare, deviare, fermarsi, salire, scendere, toccare, provare, una Budapest assaggiata nel profondo delle sue vie, talvolta lunghissime, talvolta no, talvolta deserte, talvolta assurdamente stipate, osservata passo passo, scoprendo i miei scorci preferiti, alcuni localini meravigliosi e perfetti per una colazione golosa o una merenda rilassante, annotando i colori del Danubio che blu lo è per davvero, dei tram gialli, dei ponti verdi, del rosso dei peperoncini di paprika, che spuntano appesi senza preavviso negli  angoli di qualche negozio...

sabato 3 dicembre 2016

Londra multicolor: tutti i mercati di Camden, una caccia al tramonto su Primrose Hill e binario 9 e 3/4


~ itinerario di 8 giorni a Londra: day 1 ~





Fumo di Londra, una variante di grigio che sfuma in maniera pungente verso il color cenere, proprio quel grigio vischioso di cui uno si immaginerebbe ammantata la capitale inglese: spesso e denso riflesso nel cielo, nelle strade, negli edifici dal viso incavato,
Osservandola però, potrei dire che Londra abbia quel qualcosa, quel qualcosa tipico di alcune grandissime città, quell'indefinibile esaltazione tanto personale quanto complessa, che a Parigi ad esempio non ho avvertito, mentre a Tokyo al contrario sento in maniera quasi dolorosa: una gioia di vivere folle, un'ubriachezza d'amore. 
Londra fa girare la testa, vertigini di meraviglia di chi ingrigita dentro non lo è mai stata, tanto piena di persone e di diversità da essere vibrante. Una città multicolor, non solo nelle tinte ma anche nell'immensa capacità di accogliere e assimilare, di far proprio il serio e l'assurdo, la bellezza e la bontà dell'estraneo. 
Una città grigio fumo d'altronde non permetterebbe mai ad enormi draghi, angeli gotici e scorpioni argentei di posarsi sulle facciate dei suoi palazzi, a robot lucenti alti parecchi metri di presidiare l'entrata di negozi, a variopinti oggetti spaiati e a mode bizzarre di invadere le proprie strade, pretenderebbe ordine e a Londra l'ordine è solo apparente, come uno di quei laghetti piatti abitati, sotto la superficie, da una miriade di carpe koi che si agitano con i loro corpi sgargianti in cerca di cibo ... 

giovedì 24 novembre 2016

La storia di come sono finita a cucinare gyoza fatti a mano, carbonara e a fare catechismo in Giappone contro la mia volontà ( WHY JAPAN? )































Devo dirlo, tra le tante storie strambe della mia vita giapponese questa si posiziona quasi alla pari di quella volta in cui dei tizi volevano abbordarci ricordando i fasti dell'amicizia Italia-Giappone durante la seconda guerra mondiale (true story ahimè).
Ma, studiosi di storia incompresi a parte, siamo qui per parlare di pasta (quella giapponese e quella italiana) e di misteri della fede, riguardo ai quali per credere non è necessario vedere ma sicuramente dà una mano il viverli in prima persona.

Perché a Tokyo, dove shintoismo e buddhismo la fan da padrone, io sono capace di finire a fare catechismo contro la mia volontà.
Perché a Tokyo quando io e Ale (che lei da buona romana: "la carbonara è una questione di orgoglio") prepariamo gli spaghetti alla carbonara vendendo un rene per comprare della vera pancetta, del vero parmigiano e la pasta De Cecco ci sentiamo dire: "e gli spinaci?"
A Tokyo, proprio quella Tokyo, se preghi poi ti piovono addosso gyoza (e dico letteralmente).
Se tutto questo vi sembra impossibile, ve lo assicuro, è solo perché ancora non avete letto questo mio racconto ...